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80 nostalgia [torna indietro]

Dal cubo di Rubik a Starsky e Hutch, passando per Happy Days
e Mazinga Z... Ricordi di un periodo che è ormai entrato nella leggenda per celebrare quegli anni

[di Gabriele Cosmelli]
Notte prima degli esami”, il film di Fausto Brizzi, li ha celebrati e riproposti suscitando moti irrefrenabili di nostalgia fra tutti i trentenni di oggi. Stiamo parlando degli anni Ottanta, quelli dei primi cartoni animati, dei giochi da tavolo, dei primissimi videogames, del trionfo della musica pop e del Tempo delle Mele. Eccone una ricostruzione per chi non li ha vissuti ed un dolce ricordo per chi ancora oggi pensa che quello fosse il migliore dei mondi possibili...

L’esordio dei cartoni animati.
Fu la piccola Heidi ad inaugurare la lunga serie di disegni animati (così venivano chiamati i cartoons all’inizio), dagli schermi di Rai Uno. Toccò poi a Barbapapà, la cui sigla era cantata addirittura da Roberto Vecchioni, e poi al primo dei robot giapponesi, il mitico Goldrake. Atmosfere cupe caratterizzavano Capitan Harlock, mentre decisamente più leggere erano le storie di Lupin III, trasmesse dalle prime tv private, così come Jeeg, Candy Candy, il Grande Mazinga, Lady Oscar, Daitarn III e Danguard, del quale una giovanissima Veronica Pivetti cantava la sigla. E mentre Nico Fidenco passava con nonchalance dalle note di Legata a un granello di sabbia a quelle di Don Chuck il castoro, Cristina D’Avena scaldava la voce con i Puffi e si apprestava a rubare la scena a tutti, diventando la regina incontrastata di tutte le sigle tv.

Telefilm: il grande momento
Ma la tv degli anni Ottanta non offriva solo cartoni animati. Erano anche i tempi dei primi telefilm acquistati dai grandi network americani. Uno su tutti, Happy Days, al quale faceva concorrenza sul secondo canale la rana Kermit con il suo Muppet Show. Fonzie diventò ben presto il mito di tutti i ragazzini, con il suo giubbotto di pelle nera, i jeans, gli stivali e la moto. Come dimenticare poi lo Zio Bill e il Signor French di Tre nipoti e un maggiordomo, la Famiglia Bradford, i ragazzi di Saranno Famosi, Starsky e Hutch, Kojak, Miami Vice, un giovane e capelluto Bruce Willis in Moonlighting o la fantastica Samantha di Vita da strega?
Sulle tv private, intanto, cominciavano ad affacciarsi le Charlie’s Angels e il simpatico e paffuto Arnold.
E poi gli agenti Poncherello e Baker dei Chips, l’Uomo e la Donna bionica e i cugini Duke di Hazzard. Tutti avremmo voluto guidare almeno una volta la loro automobile da corsa, il “Generale Lee”, così come avremmo voluto salire a bordo del furgone di A-Team, della Ferrari di Magnum P.I. o della Pontiac di Supercar. E se ridevamo di gusto con il telefilm del panciuto Batman, con Ralph Supermaxieroe e con le spensierate famiglie dei Robinson e dei Jefferson, si rideva molto meno con le commoventi vicende degli Ingalls nella Casa nella prateria. Con loro, una collezione così numerosa di sfighe non si vedeva in tv dai tempi di Remi.

Giochi da tavolo... e da pavimento.
Se è vero che il Monopoli e il Risiko, in molte case, si tramandano di generazione in generazione come il servizio da tè della nonna, giochi come l’Allegro Chirurgo, Indovina Chi e Forza 4 sono giochi tipici degli anni Ottanta, dai quali molti di noi si sono separati con la morte nel cuore. Dietro la porta della cameretta di tanti ragazzi di ieri è rimasto invece, per molti anni, il campo del Subbuteo, sapientemente puntellato sulla classica tavola di compensato. In ginocchio ci si metteva anche per giocare con i trenini Lima o con la pista Polistil, mentre con il Lego era possibile creare tutto dal niente. I mattoncini danesi ti accompagnavano praticamente fino all’età della ragione, quando i più fedeli passavano poi alla serie Technics. Tra i giochi borderline, terrore di tutte le mamme, c’era invece il Dolceforno Harbert, così come il Piccolo Chimico, con i quali era un gioco da ragazzi mandare a fuoco casa o incrostare irreparabilmente il water.
E se le femminucce giocavano con le mille versioni di Barbie, i maschietti si dedicavano alle avventure di Big Jim, con la grande frustrazione di non poterlo far sposare con la Barbie a causa della evidente differenza di statura tra i due. I rigidissimi Playmobil erano invece i pupazzi preferiti dai più piccoli, mentre i più grandi iniziavano a divertirsi con i primi videogiochi come Donkey Kong, lo “scacciapensieri”, oppure il PacMan dell’Atari o il più rudimentale Ping Tronic.
Soltanto verso la metà degli anni Ottanta avrebbero fatto la loro comparsa i computer “seri” come il Commodore VIC 20 e il Sinclair ZX 81, con i quali si “caricavano” i giochi con il registratore in un tempo pari alla preparazione di un panino con la Nutella.
 
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