Notte
prima degli esami”, il film di Fausto Brizzi, li
ha celebrati e riproposti suscitando moti irrefrenabili
di nostalgia fra tutti i trentenni di oggi. Stiamo parlando
degli anni Ottanta, quelli dei primi cartoni animati,
dei giochi da tavolo, dei primissimi videogames, del trionfo
della musica pop e del Tempo delle Mele. Eccone una ricostruzione
per chi non li ha vissuti ed un dolce ricordo per chi
ancora oggi pensa che quello fosse il migliore dei mondi
possibili...
L’esordio dei cartoni animati.
Fu la piccola Heidi ad inaugurare la lunga serie di disegni
animati (così venivano chiamati i cartoons all’inizio),
dagli schermi di Rai Uno. Toccò poi a Barbapapà,
la cui sigla era cantata addirittura da Roberto Vecchioni,
e poi al primo dei robot giapponesi, il mitico Goldrake.
Atmosfere cupe caratterizzavano Capitan Harlock, mentre
decisamente più leggere erano le storie di Lupin
III, trasmesse dalle prime tv private, così come
Jeeg, Candy Candy, il Grande Mazinga, Lady Oscar, Daitarn
III e Danguard, del quale una giovanissima Veronica Pivetti
cantava la sigla. E mentre Nico Fidenco passava con nonchalance
dalle note di Legata a un granello di sabbia a quelle
di Don Chuck il castoro, Cristina D’Avena scaldava
la voce con i Puffi e si apprestava a rubare la scena
a tutti, diventando la regina incontrastata di tutte le
sigle tv.
Telefilm: il grande momento
Ma la tv degli anni Ottanta non offriva solo cartoni animati.
Erano anche i tempi dei primi telefilm acquistati dai
grandi network americani. Uno su tutti, Happy Days, al
quale faceva concorrenza sul secondo canale la rana Kermit
con il suo Muppet Show. Fonzie diventò ben presto
il mito di tutti i ragazzini, con il suo giubbotto di
pelle nera, i jeans, gli stivali e la moto. Come dimenticare
poi lo Zio Bill e il Signor French di Tre nipoti e un
maggiordomo, la Famiglia Bradford, i ragazzi di Saranno
Famosi, Starsky e Hutch, Kojak, Miami Vice, un giovane
e capelluto Bruce Willis in Moonlighting o la fantastica
Samantha di Vita da strega?
Sulle tv private, intanto, cominciavano ad affacciarsi
le Charlie’s Angels e il simpatico e paffuto Arnold.
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E
poi gli agenti Poncherello e Baker dei Chips, l’Uomo
e la Donna bionica e i cugini Duke di Hazzard. Tutti avremmo
voluto guidare almeno una volta la loro automobile da
corsa, il “Generale Lee”, così come
avremmo voluto salire a bordo del furgone di A-Team, della
Ferrari di Magnum P.I. o della Pontiac di Supercar. E
se ridevamo di gusto con il telefilm del panciuto Batman,
con Ralph Supermaxieroe e con le spensierate famiglie
dei Robinson e dei Jefferson, si rideva molto meno con
le commoventi vicende degli Ingalls nella Casa nella prateria.
Con loro, una collezione così numerosa di sfighe
non si vedeva in tv dai tempi di Remi.
Giochi da tavolo... e da pavimento.
Se è vero che il Monopoli e il Risiko, in molte
case, si tramandano di generazione in generazione come
il servizio da tè della nonna, giochi come l’Allegro
Chirurgo, Indovina Chi e Forza 4 sono giochi tipici degli
anni Ottanta, dai quali molti di noi si sono separati
con la morte nel cuore. Dietro la porta della cameretta
di tanti ragazzi di ieri è rimasto invece, per
molti anni, il campo del Subbuteo, sapientemente puntellato
sulla classica tavola di compensato. In ginocchio ci si
metteva anche per giocare con i trenini Lima o con la
pista Polistil, mentre con il Lego era possibile creare
tutto dal niente. I mattoncini danesi ti accompagnavano
praticamente fino all’età della ragione,
quando i più fedeli passavano poi alla serie Technics.
Tra i giochi borderline, terrore di tutte le mamme, c’era
invece il Dolceforno Harbert, così come il Piccolo
Chimico, con i quali era un gioco da ragazzi mandare a
fuoco casa o incrostare irreparabilmente il water.
E se le femminucce giocavano con le mille versioni di
Barbie, i maschietti si dedicavano alle avventure di Big
Jim, con la grande frustrazione di non poterlo far sposare
con la Barbie a causa della evidente differenza di statura
tra i due. I rigidissimi Playmobil erano invece i pupazzi
preferiti dai più piccoli, mentre i più
grandi iniziavano a divertirsi con i primi videogiochi
come Donkey Kong, lo “scacciapensieri”, oppure
il PacMan dell’Atari o il più rudimentale
Ping Tronic.
Soltanto verso la metà degli anni Ottanta avrebbero
fatto la loro comparsa i computer “seri” come
il Commodore VIC 20 e il Sinclair ZX 81, con i quali si
“caricavano” i giochi con il registratore
in un tempo pari alla preparazione di un panino con la
Nutella. |