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Unico, mitico e... Verdone [torna indietro]

Regista di blockbuster fantascientifici come “Independence day” e “L’alba del giorno dopo”,
Roland Emmerich fa un salto indietro nel tempo
e mette in scena, nel kolossal “10.000 A.C.”,
una preistoria cupa e violenta

[di Mia Marmiroli]
Nel suo nuovo kolossal di Emmerich uomini della pietra si affrontano con armi rudimentali e si confrontano con una natura selvaggia: piogge torrenziali, montagne ghiacciate, deserti sconfinati, immensi blocchi di pietra impegnati nella costruzione di piramidi, tra mammuth e tigri dai denti a sciabola. “Gli effetti visivi per 10.000 A.C. hanno richiesto quattordici mesi di postproduzione.
Alla fine i mammuth digitali costano come tre Brad Pitt e assorbono circa un terzo dell’intero budget del film”.
Così il regista Roland Emmerich, parla del suo nuovo kolossal che narra la storia di un giovane cacciatore chiamato ad affrontare un avventuroso viaggio per trarre in salvo la ragazza che ama sin da bambino: scoprirà così l’esistenza di altre popolazioni, dedite all’agricoltura, e finirà per trasformarsi in un eroe quando, al cospetto di una civiltà avanzata, guiderà la rivolta degli schiavi.
L’idea per 10.000 A.C. è nata circa dieci anni fa mentre Roland Emmerich stava guardando un documentario sui mammuth su History Channel. Tuttavia, l’intenzione del regista, che ha firmato molti blockbuster tutti azione ed effetti speciali, non ha mai pensato di mettere in scena una lezione di storia, anzi di preistoria. “Volevo solo raccontare un eroe di quei tempi lontani – ha dichiarato - un giovane cacciatore e il suo rapporto con le creature mastodontiche.
Ambientare il film in quel periodo mi è sembrata la cosa più logica per non dovere ricorrere a teorie astruse tipo il ritrovamento del dna dei dinosauri in Jurassik Park. Per quasi dieci anni non ho mai smesso di scrivere appunti, suggestioni, idee che poi ho sviluppato insieme all’autore della colonna sonora di The Day After Tomorrow, Harald Kloser, cosceneggiatore di 10.000 A.C.”.
Il kolossal preistorico, girato, tra la Nuova Zelanda, il Sud Africa e la Namibia (dove Kubrick ha girato la prima sequenza di 2001: Odissea nello Spazio), non ha un cast di divi e vanta un massiccio impiego di effetti digitali. L’animazione dei mammuth ha richiesto, per ogni singolo fotogramma, almeno una decina di ore di “rendering”, ovvero di resa dell’immagine; un solo secondo di film con i bestioni pelosi ha richiesto oltre 240 ore di lavoro da parte degli esperti. Il risultato è comunque spettacolare. La scena in cui decine di mammuth corrono su una rampa di 380 metri verso la piramide è, a dir poco, mozzafiato. 10.000 A.C. è anche una grande, storia d’amore tra il primo eroe moderno della storia dell’umanità D’Leh (Steven Strait, uno dei ragazzi del circolo di The Covenant) e la bella Evolet (Camilla Belle, vista nel remake Quando chiama uno sconosciuto), una bimba trovata dalla sua tribù sulle montagne bianche che circondano il villaggio. Il destino separerà i due amanti e D’Leh andrà alla ricerca di colei che ama, scoprendo anche il modo per salvare il suo popolo dall’estinzione.
Il nuovo mondo è alle porte e bisogna essere preparati ad affrontarlo.

 
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